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Chi tace… sta zitto?

sono indeciso“Non avere paura del Silenzio in aula. Fai la domanda e aspetta. Qualcuno avrà la sua risposta. Non avere fretta, lascia che pensino, lascia che prendano coraggio per esprimersi ed esporsi. Datti l’opportunità di sentire le loro risposte. Non sei tu a darne. Loro le hanno già. Basta la domanda.”

Queste erano le prime parole che mi venivano dette da Leonardo Frontani prima della mia prima aula esperienziale ormai 3 anni fa. E ancora oggi le ricordo. Parole preziose che mi hanno accompagnato ogni volta che ponevo una domanda e la mia voce interiore si ripeteva…stai zitta e aspetta

E la risposta non tardava mai ad arrivare. A volte sul limite, a volte poco dopo. Dove il limite era il mio grado di sopportazione del silenzio. E nel tempo si è ampliato ed elasticizzato moltissimo. Sto serena anche con 5 minuti di silenzio in aula. Perché, onestamente, è raro che qualcuno ne sopporti oltre e prima o poi il Silenzio si rompe. E la voglia di partecipare si attiva.

Di recente mi è capitata un’aula attentissima. Ma silenziosa fino all’inverosimile, senza parole.

Ho proseguito chiedendomi fin dove il mio ruolo di facilitatore avesse responsabilità e dove la responsabilità dell’aula prendesse forma. 

Chi tace, sta zitto? Chi tace non ha niente da dire o sceglie di non parlare? E come vive il suo Silenzio?

Che rapporto avete voi con il Silenzio?

Ci sono stati momenti in cui, il Silenzio vostro o l’altrui, vi ha aiutato e momenti in cui vi ha gettato nel panico?

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Il mondo va avanti senza di me?!..ok..

ti dà fastidio...Davvero il mondo va avanti anche senza di me??!

Questo post non era in programma. Ho saltato lunedì 3 perché ero ad un corso per formatori, e ho saltato ieri perché sono a casa influenzata da un’influenza inutilmente aggressiva. Anche meno,in effetti, potrebbe bastare.

Eppure noi irriducibili della tachipirina con 38 di febbre, in ufficio, in aula, in macchina, ..noi, che pensiamo di poter sopportare tutto, che siamo con gli occhi gonfi, la voce da foca, noi che portiamo in giro la tenacia, la determinazione a terminare i compiti, a raggiungere gli obiettivi, la resistenza.. e una marea di bacilli..

E poi, ti accorgi, quelle rare volte che non puoi fingere di non avere la febbre pur di continuare a lavorare, che il mondo continua ad andare avanti, anche senza di noi, cantava Vasco: che forse, se ti è venuta un’influenza così aggressiva, è perché ti devi proprio fermare. Che alla fine, non stiamo salvando il mondo. Non io almeno.

Allora ne approfitto per pensare al senso del cosa fare di questo tempo di niente, per finire a pensare al qui ed ora. Concetto ormai letto, trito e ritrito. Non per questo meno funzionale, ora che altro non posso fare che stare buona, ferma e zitta.

Allora penso che posso lo stesso lavorare, scrivere, leggere… e no. E’ l’occasione per imparare il niente. Il non fare. Il non pensare. Il semplice stare capace di godere anche di questa influenza come un’ opportunità. Qui ed ora nel Silenzio. Lasciando andare, scorrere.

Mi viene in mente un libro: “la via del guerriero di pace, di Dan Millman”, di cui vi lascio una frase che negli ultimi anni mi è servita molto, pur non essendo una meditatrice nel senso stretto e legato a discipline orientali.

“La meditazione consiste in due processi simultanei. Uno è l’attenzione a tutto ciò che si presenta: si chiama intuizione, insight. L’altro è il lasciar andare tutti i pensieri che sorgono. Si chiama arrendersi, surrender. Così si raggiunge la libertà della mente”

E così, mi lascio qui, a guarire, con attenzione per l’influenza ed il conseguente surrender… Dolori a parte, non è così male..

(spizzatevi il libro, che a dispetto del titolo, è simpatico, leggero, e con chicche utili di riflessione..infondo.. il mondo gira senza di me, serenamente.. ed io ricambio serena, in questo far niente…)