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Non hai sete? ..Ti porto un bicchier d’acqua!

l'aiuto“sei una portatrice d’acqua. Solo che talvolta porti da bere a chi non ha sete”

Questo è stato uno dei primi momenti di crescita vissuti all’inizio del mio percorso di Trainer. Uno schiaffo che mi ha fatto fare un salto di attenzione e riflessione non indifferenti. (e non del tutto indolore, se aveste il dubbio..)

Ed in questi giorni mi risuona almeno una volta al dì. Incontro persone, amici, clienti che rimandano a delle parole chiave: bisogno, necessario, aiuto, leadeship, responsabilità individuale.

Quando offriamo il nostro aiuto, quale bisogno cerchiamo di soddisfare? Siamo sicuri di voler aiutare l’altro e di non cercare di soddisfare il nostro bisogno di sentirci utili, quasi indispensabili?

Niente di male. Lo chiamo il lato buono dell’egoismo. Quello che genera positività nelle parti.

Quando offriamo il nostro aiuto, portiamo l’acqua. La domanda tra le altre è: ma la persona, ha sete? 

Mi capita anche oggi di vedere in stazione la famigliola che deve tirar su 3 bambini e due passeggini (che oggi sono la navicella di star trek..) e di istinto andare  incontro a dare una mano. Poi mi fermo, aspetto e vedo che fanno tranquillamente senza problemi da soli. Perfettamente organizzati, se cerco di aiutare, rischio di dar fastidio rompendo un equilibrio.

Se qualcuno vicino a me dichiara di aver fame, non è detto che stia chiedendo a me di fargli da mangiare. 

Ho imparato, legando questo aspetto alla leadership.

Diceva il proverbio cinese: non dar loro da mangiare. Mostra loro come pescare.

E ancora il senso di responsabilità individuale: se avranno bisogno chiederanno aiuto e se vorranno il mio non esiteranno a dirlo.

E per tutti coloro che hanno difficoltà a chiederlo? E se il mio istinto di esserci per loro (e per me) mi fa ripetere lo stesso errore perché temo che non mi chiederanno mai?

La mia soluzione oggi è chiedere io..: c’è qualcosa che posso fare per te?

Solitamente mi prendo un “no grazie, ho già risolto :)”

.. e siamo soddisfatti in due.. 

Antonella

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Lo spazio del dolce..

sono indeciso...Siamo fatti di Energia, oltre che di tutto il resto. E ne impieghiamo tutti i giorni la dose che ci permette di arrivare sui gomiti a casa. E per alcuni è già una vittoria. A volte siamo così stanchi, che ci fa fatica anche solo il pensiero di qualunque attività.

Ci propongono un’uscita serale infrasettimanale ed è impensabile, tanto che siamo già proiettati alle due ore di sonno in meno che rischiamo di fare e la fatica del giorno dopo.

Mi è capitato di dirlo, non so voi: “ho finito la batteria, non ce la faccio, voglio solo riposare.”

Ecco che ho scoperto che non abbiamo una sola batteria.

A dicembre ho fatto un corso per trainer dove partecipavano alcuni ragazzi stranieri. La sera prima di andare via, hanno proposto di fare “party”, per brindare e festeggiare i 3 giorni insieme.

La parte di noi italiani ha brindato, ma è anche velocemente andata a dormire, stanca delle giornate impegnative.

A pranzo, il giorno seguente i ragazzi mi hanno chiesto come mai non italiani non abbiamo fatto festa dopo tanto lavoro. Banalmente ho risposto che eravamo solo distrutti.

Uno di loro mi chiese..:

Sai che nel corpo abbiamo due batterie? Una per il lavoro ed una “battery for party”.

Aria interrogativa da parte mia..

Capisce che non mi basta,.. che mi piacerebbe uscire a far baldoria.. ma sono stanca! Ho speso tutte le mie energie, replico. E lui non molla:

Quando vai al ristorante, cosa guardi nel menù?

Se c’è il tortino al cioccolato…- rispondo io.

Esatto- dice lui- tu sceglierai cosa mangiare in funzione del dessert. Quindi avrai lo spazio per il dolce. Due stomaci e due batterie. E così vale per il lavoro. Ti devi lasciare lo spazio per il dolce perché quello sarà il tuo ricarica batterie…

Sogno o .. Visiono? (parte seconda)

Davvero avete pensato che vi avrei lasciato dal lunedì mattina al prossimo con un pugno di domande?

Il Sogno è una cosa astratta, come una fantasticheria, a cui spesso diciamo..

lasciami sognare in grande! e poi. .non mi costa nulla!

Ecco qui che mi arrivano le differenze con la Visione di un progetto, di un lavoro, di un cambio vita.

La Visione ha un costo.. e la domanda da porsi è:

Sono disposto a pagarlo?

Cosa voglio impegnare ed in che cosa mi voglio impegnare? 

Se siamo capaci di sognare in grande, cosa ci impedisce di Visionare in modo altrettanto grande?

La paura del non riuscire, di sbagliare se non peggio qualcuno penso di fallire senza ritorno, di non essere all’altezza,di deluderci e deludere, di non poter tornare indietro (?).. a quella situazione che però oggi non ci fa stare bene.

Allora, la Visione è come un elastico. Quanto più vi tira, tanto più sarete propositivi e impegnati nel volerla realizzare. Quanto più guardate questo vostro film con gioia, quanto più non vi resta altro che organizzare ogni singolo fotogramma.

Siete disposti ad impegnarvi?

Siete Latte, O siete Caffè?

Siete Latte o Siete Caffè?

Quando vado in aula le prime azioni che faccio sono quelle di presentare quale è il metodo e quali sono gli strumenti che si andranno ad utilizzare per la faclitazione. Quindi vado a prendere dal tavolo una bottiglia d’acqua ed un bicchiere vuoto. E’ così che mi piace introdurre la formazione esperienziale: partendo da una metafora. 

Ho in aula persone diverse da me, diverse tra loro. A volte delle stessa azienda con ruoli diversi, a volte di aziende diverse.

Fin da piccoli siamo abituati a vederci imparare tra i banchi di scuola, di fronte alla maestra. Si crede che lei sia una brocca di acqua, piena. Lei ha la conoscenza e l’esperienza. E noi, lì, seduti, piccoli, che non sappiamo e non sappiamo fare, come bicchierini vuoti in attesa di un travaso del Sapere.

La formazione esperienziale parte da una modalità opposta. Non è migliore né peggiore dell’approccio a noi tutti conosciuto. E’ solo diverso.

Allora, in aula, quando sono di fronte ad informatori scientifici, a titolari di salone, ad operatori di call center, manager del settore assicurativo, chiedo loro: siete latte o siete caffè? Solitamente sono caffè.

Ed io sono latte.

Siamo due cose diverse, ci occupiamo di cose diverse e abbiamo conoscenze ed esperienze diverse. Eppure io conosco il caffè, pur non bevendolo, come voi conoscete il latte. Questo non impedisce lo scambio. Questo, permette di mischiarci e creare qualcos’altro di buono. Nessuno insegna a nessuno.

Ognuno dà quel che sa. Ognuno prende da quell’esperienza ciò che gli serve. 

E così siamo Latte E Caffè. Insieme siamo CaffèLatte.

Cosa voglio dirvi con questo oltre la riflessione della diversità come opportunità. Mi vengono in mente tutte le volte che incontriamo qualcuno e spariamo a zero con giudizi e opinioni non fondati su fatti. Per poi ricrederci a distanza di tempo o aspettare al varco per confermare la nostra idea. Se ci chiedessimo..: “è latte, o caffè? Come possiamo integrarci? Che gusto può venir fuori da noi due? Quale è la giusta dose di zucchero che posso mettere io perché le cose possano funzionare?” ..credo ci daremo un’opportunità in più per restare aperti a ciò che è fuori dalla nostra zona di Comfort ed apprendere qualcosa che non sapevamo esistere. La diversità dell’altro nel suo fare. E scoprire che la nostra è altrettanto accolta.

Si ricollega al concetto di dichiararsi Vulnerabili, di non sapere tutto di tutto, che ci apre la porte all’apprendimento, di cui abbiamo parlato in questo articolo. 

Quali sono le vostre modalità di ascolto e accoglienza delle diversità altrui?