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Chi tace… sta zitto?

sono indeciso“Non avere paura del Silenzio in aula. Fai la domanda e aspetta. Qualcuno avrà la sua risposta. Non avere fretta, lascia che pensino, lascia che prendano coraggio per esprimersi ed esporsi. Datti l’opportunità di sentire le loro risposte. Non sei tu a darne. Loro le hanno già. Basta la domanda.”

Queste erano le prime parole che mi venivano dette da Leonardo Frontani prima della mia prima aula esperienziale ormai 3 anni fa. E ancora oggi le ricordo. Parole preziose che mi hanno accompagnato ogni volta che ponevo una domanda e la mia voce interiore si ripeteva…stai zitta e aspetta

E la risposta non tardava mai ad arrivare. A volte sul limite, a volte poco dopo. Dove il limite era il mio grado di sopportazione del silenzio. E nel tempo si è ampliato ed elasticizzato moltissimo. Sto serena anche con 5 minuti di silenzio in aula. Perché, onestamente, è raro che qualcuno ne sopporti oltre e prima o poi il Silenzio si rompe. E la voglia di partecipare si attiva.

Di recente mi è capitata un’aula attentissima. Ma silenziosa fino all’inverosimile, senza parole.

Ho proseguito chiedendomi fin dove il mio ruolo di facilitatore avesse responsabilità e dove la responsabilità dell’aula prendesse forma. 

Chi tace, sta zitto? Chi tace non ha niente da dire o sceglie di non parlare? E come vive il suo Silenzio?

Che rapporto avete voi con il Silenzio?

Ci sono stati momenti in cui, il Silenzio vostro o l’altrui, vi ha aiutato e momenti in cui vi ha gettato nel panico?

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Calcolare la Priorità come il Rischio nella Sicurezza?

il tempoLeggo in giro, per social net e riviste. Pare che di Tempo e Gestione del Tempo non si finisca mai di parlarne e di impararne. Dalle apps sul telefono, connesse ai computer, ai calendari di carta (intramontabili per quanto mi riguarda. Retaggio di nonna: verba volant, scripta manent. E anche i cellulari a volte volant..motivo per cui la carta non la mollo)

In queste ultime due settimane sono stata a Padova per mettere in pratica oltre un anno di lavoro e progettazione. Next Academy, metodo che unisce la facilitazione esperienziale d’aula ad argomenti tecnico-normativi come Sicurezza e Qualità. 

Io non sono un tecnico e nonostante facilitassi le attività ed alcuni momenti di debriefing con Formatori Tecnici Sicurezza ho ascoltato ed appreso, rilevando alcuni collegamenti tra Sicurezza e Comportamentale, materie lontane per contenuti ma di fatto complementari.

Durante il corso “Rischio Alto Specifico”, ho rispolverato dal mio Master il calcolo della valutazione dei rischi, dato dalla formula:

Rischio = Probabilità x Danno

Di seguito il grafico che permette di calcolare l’effettivo rischio in un ambiente di lavoro.

Rischio e Priorità

Nell’osservare la tabella noto una certa somiglianza con la matrice di Eisenhower, che vede la divisione in quadranti per ordine di importanza ed urgenza e grazie alla quale è possibile individuare se un’attività va fatta subito, pianificata o delegata.

Mi son chiesta spesso: sulla base di quali domande una persona colloca un’attività da fare in uno dei 4 quadranti? A percezione personale? 

Già in un altro post avevamo visto la matrice urgenza/ importanza

UrgenteImportante

Mi chiedo se la formula della valutazione del rischio non possa essere anche applicata a questa matrice, dove si avrà:

Priorità= Urgenza x Importanza

Per coloro che hanno una mente matematica, a dispetto della mia (palesemente linguistica) secondo voi, la similitudine c’è ed il calcolo funziona?

Lo proverò in questa settimana e vi saprò dire..

buon lavoro a tutti.

Esperienziale, Sicurezza e Qualità. Si può fare.

si_pu_fareDicevano che non si poteva fare.

La formazione esperienziale è per le competenze comportamentali. Applicarla ad argomenti come la Sicurezza o la Qualità ISO 9001 non è possibile.

E invece.

Il post di oggi è un po’ promozionale, in cerca di soddisfazione, di feedback per un lavoro durato oltre un anno e mezzo. Oggi nasce Next Academy.

Non vi racconto molto ora. (visitate il sito per scoprire altro.. www.nextacademy.it)

Solo che anche il sito crescerà, cambierà col tempo popolandosi di contenuti, così come crescerà la Community dell’Accademia, rivolta alle Persone.

Sono stata in aula, con Nicola Corsano e Alessandra Marconato venerdì e sabato scorsi, e così i prossimi, a Padova.

Abbiamo sperimentato la facilitazione esperienziale d’aula applicata al corso generale lavoratori ed al corso rischio basso. E mi sto rimettendo a studiare. 

Una soddisfazione importante e per la quale sono riconoscente, oltre che a loro, a chi mi ha supportato, sopportato e seguito in questa idea.

Avevo progettato quei corsi molti mesi fa per un trainer tecnico, senza riuscire mai ad esserci durante l’erogazione. Finalmente ho ascoltato i partecipanti dirsi sorpresi di essere così coinvolti nelle attività proposte. E siamo solo all’inizio.

A breve partiranno anche i corsi per la formazione finanziata per la Cultura della Qualità ISO 9001 nelle Aziende con Luca Malagrida di M&D Consulenza.

Fateci sapere cosa ne pensate.. e potremo dire a chi ripete talvota che non è possibile..

SI PUO’ FARE! 

Resilienti e Portanti?

Resilienti e Portanti?

Quando le cose vanno male, molto male, esattamente nella maniera peggiore in cui potessero andare, cosa fate?

Immaginate di dedicare anima, corpo e mente per dei mesi ad un progetto. Lo vede nei vostri piani per il futuro, è nella vostra Visione, siete disposti a pagare i costi di questa visione, lo vedete che tutto quel tempo che avete investito senza guadagnarci un soldo, tornerà. Non è tempo perso, perché voi sapete che quel progetto vi cambierà la vita. O almeno darà una bella sferzata. Fosse solo per l’entusiasmo che provate nel farlo, consapevoli che state facendo esattamente quello per cui siete nati.

L’autorealizzazione Maslowiana direi.

Credete anche di aver pianificato tutto, di aver definito tutte le regole, di essere organizzati e pronti.

Ecco che qualcosa non funziona e tutto salta.

Reagite? E come? Che cosa vi dite?

Che capita sempre a voi, che tanto lo sapevate, che non ve ne va mai bene una?

Ciò che ci diciamo, nel nostro dialogo interiore, è molto importante per una reazione che non ci abbatta, che non ci deprima, che non vanifichi quanto fatto fino ad oggi.

Personalmente, per carattere e per allenamento alla mia leadership, sto diventando efficace nella resilienza e nella portanza. Sono due capacità prese in prestito dalla fisica. La prima, in ambito ingegneristico è la capacità di resistere ad urti improvvisi senza spezzarsi. Traducendola in ambito psicologico è la capacità dell’uomo di affrontare le avversità della vita, di superarle e di uscirne rinforzato e addirittura trasformato positivamente.

Quando qualcosa va veramente male, la mia risposta cerca di essere costruttiva, buttando subito un occhio a cosa posso salvare e cosa ho appreso da quell’esperienza. (Sia chiaro, non nei primi 5 minuti di sequestro emotivo, dove lascio correre l’emozione che in quel momento si manifesta)

Successivamente, mi sono accorta che mi si innesca anche la portanza. Ossia quella forza verticale, quella spinta di pressione che in aerodinamica permette agli aerei di volare. Quindi, dopo aver rimbalzato il colpo senza spezzarmi, inizio a cercare come salvare capra e cavoli, analizzando razionalmente quali erano le mie responsabilità nel fallimento del progetto, cosa mi ha fatto da zavorra, cosa ho appreso e come reinventare tutto per non perdere tutto.

La parola chiave è la Scelta. Scelgo solo di crogiolare nel rammarico o di far qualcosa di costruttivo, dopo aver legittimamente crogiolato 5 minuti?

E voi, quando siete resilienti e portanti? (sono ammesse risposte anonime sul capo, sulla moglie, sui mariti… )

Siete Latte, O siete Caffè?

Siete Latte o Siete Caffè?

Quando vado in aula le prime azioni che faccio sono quelle di presentare quale è il metodo e quali sono gli strumenti che si andranno ad utilizzare per la faclitazione. Quindi vado a prendere dal tavolo una bottiglia d’acqua ed un bicchiere vuoto. E’ così che mi piace introdurre la formazione esperienziale: partendo da una metafora. 

Ho in aula persone diverse da me, diverse tra loro. A volte delle stessa azienda con ruoli diversi, a volte di aziende diverse.

Fin da piccoli siamo abituati a vederci imparare tra i banchi di scuola, di fronte alla maestra. Si crede che lei sia una brocca di acqua, piena. Lei ha la conoscenza e l’esperienza. E noi, lì, seduti, piccoli, che non sappiamo e non sappiamo fare, come bicchierini vuoti in attesa di un travaso del Sapere.

La formazione esperienziale parte da una modalità opposta. Non è migliore né peggiore dell’approccio a noi tutti conosciuto. E’ solo diverso.

Allora, in aula, quando sono di fronte ad informatori scientifici, a titolari di salone, ad operatori di call center, manager del settore assicurativo, chiedo loro: siete latte o siete caffè? Solitamente sono caffè.

Ed io sono latte.

Siamo due cose diverse, ci occupiamo di cose diverse e abbiamo conoscenze ed esperienze diverse. Eppure io conosco il caffè, pur non bevendolo, come voi conoscete il latte. Questo non impedisce lo scambio. Questo, permette di mischiarci e creare qualcos’altro di buono. Nessuno insegna a nessuno.

Ognuno dà quel che sa. Ognuno prende da quell’esperienza ciò che gli serve. 

E così siamo Latte E Caffè. Insieme siamo CaffèLatte.

Cosa voglio dirvi con questo oltre la riflessione della diversità come opportunità. Mi vengono in mente tutte le volte che incontriamo qualcuno e spariamo a zero con giudizi e opinioni non fondati su fatti. Per poi ricrederci a distanza di tempo o aspettare al varco per confermare la nostra idea. Se ci chiedessimo..: “è latte, o caffè? Come possiamo integrarci? Che gusto può venir fuori da noi due? Quale è la giusta dose di zucchero che posso mettere io perché le cose possano funzionare?” ..credo ci daremo un’opportunità in più per restare aperti a ciò che è fuori dalla nostra zona di Comfort ed apprendere qualcosa che non sapevamo esistere. La diversità dell’altro nel suo fare. E scoprire che la nostra è altrettanto accolta.

Si ricollega al concetto di dichiararsi Vulnerabili, di non sapere tutto di tutto, che ci apre la porte all’apprendimento, di cui abbiamo parlato in questo articolo. 

Quali sono le vostre modalità di ascolto e accoglienza delle diversità altrui?

Il Ciclo di Cambiamento del Comportamento

Mi hanno detto che non si può cambiare..

“Se nasci ciuccio, non muori cavallo!”

“Se nasci cubo, non diventi palla!”

“Le persone non possono cambiare”

Molto spesso quando vado in aula ascolto queste frasi non appena si accenna alla possibilità di prendere in considerazione la possibilità di attivare comportamenti diversi da quelli abituali, che nel quotidiano non sono sempre efficaci e funzionali per noi. E noi continuiamo a reiterarli. Sia che ne siamo consapevoli, sia che non lo siamo.

Eppure, dall’istante in cui siamo venuti al mondo non abbiamo fatto altro che cambiare. E non mi convince la risposta di chi esclama.. “ma stavamo crescendo!” perché questo mi farebbe pensare che ad un certo punto si smette di crescere. Ed apprendere. E, personalmente, non lo credo possibile. Per tutte le volte che siamo diventati padri, madri, zie, fidanzati, professionisti, esecutivi, responsabili, dirigenti, piloti, cuochi, pittori, musicisti.. abbiamo operato un cambiamento nei nostri comportamenti, attivando un cambiamento nei nostri modi di fare e questo ha infine cambiato il nostro modo di essere. Abbiamo fatto cose che non sapevamo fare, imparando a farle.

Sappiamo che la zona di comfort è quella zona in cui siamo sereni, al sicuro e dove agiamo ormai senza pensare. Ci siamo dentro, per esempio, quando guidiamo facendo molte azioni in contemporanea. Significa che tutte le nostre azioni sono automatismi, che non hanno più spazio per nuovi apprendimenti.

Ecco perché diciamo che fuori dalla zona di Comfort si apprende. Perché esploriamo che ci sono cose che non sapevamo di saper fare e ci alleniamo ad impararle, ponendo attenzione a non lasciarci andare in automatico.

Quindi, legato al concetto di Cambiamento e di Comfort, ecco che troviamo quello di Vulnerabilità. Ammettiamo a noi stessi (e ad altri) di non sapere. E quindi diamo spazio all’Apprendimento. E’ un circolo virtuoso che possiamo scegliere di intraprendere.

Mentre ero in aula, ho avuto il mio insight creando il circolo di cambiamento di comportamento grazie ad un partecipante che esclama: “..se faccio una cosa che non mi appartiene, perdo in naturalezza!”

Esempio: ho un obiettivo di accoglienza. Chiedo un feedback ad un collega che mi riporta il mio stare in aula a braccia conserte davanti ai partecipanti. Lo faccio in automatico, anche fuori dall’aula, quando sono stanca. Acquisisco consapevolezza della mia azione e faccio una dichiarazione di vulnerabilità, dichiarando di non saperlo e di aver bisogno di fare un nuovo apprendimento. Creo un nuovo micro obiettivo: la necessità di fare un cambiamento nell’azione per essere coerente all’obiettivo macro di accoglienza. L’azione che sceglierò di apprendere e fare sarà il mio nuovo allenamento da innescare.

Dunque, per annullare l’automatismo presidio me stessa con l’attenzione. Chiedo al mio buddy (collega/amico) di contare quante volte lo faccio in una giornata di aula. Fisso nel tempo l’obiettivo di cambiamento di questo automatismo, portandolo al massimo di 1 volta sulle 5 volte rilevate oggi.

Infine, grazie all’attenzione, mi attiverò per sostituire all’automatismo con l’azione, ad esempio, di appoggiarmi alla scrivana senza chiudere le braccia.

Inizialmente questo non mi verrà naturale. Sarò rigida, non autentica, non spontanea. Devo dare il tempo a questo apprendimento/ cambiamento di entrare a regime e lo faccio perché io scelgo un’azione che mi aiuta a raggiungere i miei obiettivi.

Scelgo perché questo mi permette di essere coerente tra ciò che dico e ciò che faccio. Dentro e fuori dall’aula.

E’ vero. Un ciuccio non muore cavallo. Ma può sempre trasportare cose e persone come un cavallo.  Un cubo non diventa palla. Ma può sempre rotolare.

E noi, cosa scegliamo di cambiare oggi?

Di seguito il ciclo di cambiamento di comportamento. Che ne pensate? 

La formula della Crescita

Emozione Personale x Comunicazione al confronto= CRESCITA

Ho pensato a lungo su quale potesse essere il primo post di questo nuovo spazio.

Ho atteso aspettando quella che gli scrittori chiamano ispirazione. Ed io non sono una scrittrice,. Sono molti giorni che lavoro alla comprensione di wordpress, leggendo le istruzioni (solo) in inglese, alla struttura che volevo dare al mio blog, ai contenuti ed alle immagini. Intere nottate, chiedendomi come ne sarei venuta fuori da questo primo passo per la realizzazione dei miei obiettivi futuri.

Dieci giorni fa sono andata in aula come Trainer per maieutiké, presso una Società che si occupa di Service- Assistenza Bus e per due giornate ho vissuto un corso che mi ha offerto delle opportunità di riflessione profonda. I partecipanti non sono dipendenti diretti della Società: sono Clienti/ Fornitori del Servizio che essa offre e non collaborano quotidianamente tra loro, venendo da più parti di Italia. L’obiettivo era far comprendere l’importanza di sentirsi sotto lo stesso Brand, lo stesso cappello, mantenendo le diversità che li contraddistinguono, come opportunità di crescita e coesione. Di contorno c’era la comunicazione all’interno delle singole realtà, il fare gruppo pur non lavorando quotidianamente insieme, la comunicazione all’esterno verso il cliente, la comprensione di chi si ha di fronte, trasmettendo i valori propri e del Servizio, in modo coerente e riconoscibile. Chi sta in front-office è il primo canale dei valori del Brand.

Per la chiusura delle giornate ho offerto di scrivere su dei fogli le parole chiave di ciò che si portavano a casa. Sono stati messi i fogli a terra e ognuno di loro, passeggiandoci, poteva leggere ciò che gli altri avevano scritto. Potevano infine posizionarsi vicino a ciò che gli era affine, raccontando del proprio e del perché di quella scelta dell’altro.

Nicolino, un partecipante, mette a terra una formula.

Emozione Personale x Comunicazione al Confronto = CRESCITA

La rileggo alla fine del corso e gli chiedo di regalarmela. Ecco su cosa riflettere e da dove iniziare.

Di come in un corso, o nella vita, l’Emozione personale incontri la Comunicazione e la difficoltà a gestire entrambe. Di come questa (o queste?), se elevate al Confronto possano supportare i processi in questa scoperta e sperimentazione. Ed infine di come tutto questo comporti una Crescita. E’ l’interpretazione che io ho dato e trovo questa formula profonda per la sua semplicità e per il coinvolgimento emotivo vissuto di chi l’ha creata in quel momento. Fortunata ad aver fatto questo corso, ad aver incontrato questo gruppo di persone che in due giorni si è sfidato, impegnato, aperto.

Grazie a Emanuela, Nicolino , Giuseppe, Andrea, Paolo, Mauro, Marco, Rossano, Herbert, Luigi, Sergio. Anche stavolta sono tornata a casa da un’aula con più di quanto avevo portato.

E vi lascio con la domanda: che ne pensate della formula?