GLOSSARIO

Executive coaching: quando si parla di executive coaching ci si riferisce al coaching rivolto al Management aziendale, vale a dire a quelle figure chiave delle aziende, come amministratori, Dirigenti, manager ed anche impiegati di alto livello che ricoprono ruoli apicali. L’ ’Executive Coach aiuta i suoi clienti ad individuare e raggiungere gli obiettivi di sviluppo, a migliorarel’autoconsapevolezza, a sviluppare il potenziale, con lungimiranza rivolta ad un miglioramento delle performance aziendali. Nel modello Ontologico trasformazionale da me appreso presso la EEC di Roma, il processo è guidato da: Impegno- Azione- Risultato.

Business coaching: è il coaching specializzato negli ambiti lavorativi e volto a migliorare le performance dei singoli lavoratori a supportare la gestione emotiva delle situazioni critiche (cambiamento organizzativo o di ruolo, processi stressanti, allenamento della leadership, della pianificazione delle attività, del problem soling e delle altre competenze trasversali utili) Il Business coaching è il contenitore generale dentro cui possiamo trovare l’eExecutive Coaching rivolto ai vertici aziendali.

Life coaching: Il Life Coaching è un metodo basato su una relazione processuale volta al cambiamento che, attraverso lo sviluppo e la valorizzazione delle potenzialità personali, permette la determinazione di piani d’azione utili al raggiungimento di obiettivi particolarmente sfidanti collocati nel futuro.

Formazione manageriale: La formazione manageriale. Con la definizione formazione manageriale si intende l’insieme di attività rivolte allo sviluppo di abilità comportamentali utili e spesso indispensabili ad una molteplicità di figure professionali.

Formazione esperienziale: Fare formazione esperienziale vuol dire, progettare e gestire un ambiente fisico ed uno spazio mentale in cui le persone possono interagire liberamente e condividere delle esperienze cognitive, emotive e fisiche, direttamente o analogicamente correlate all’apprendimento di conoscenze, capacità e atteggiamenti utili per il miglioramento delle prestazioni lavorative.

Coaching: “Liberare le potenzialità di una persona perché riesca a portare al massimo il suo rendimento; aiutarla ad apprendere” John Withmore

Mentoring:  Tradizionalmente si parla di Mentoring quando i dipendenti più anziani assumono il ruolo informale di guida per i più giovani e recentemente assunti. il mentore è un collaboratore con molta esperienza e che perciò spesso è utile per aiutare e consigliare un lavoratore meno esperto.

Couselling: è un professionista capace di aiutare un interlocutore su tematiche personali e private.

Facilitazione: il processo attraverso il quale si permette ad i partecipanti ADULTI di apprendere con i loro tempi ed esserne corresponsabili sia in termini di consapevolezza che obiettivi e progettazione formativa.

Debriefing: Debriefing. Nei metodi attivi di apprendimento (come il role playing o le diverse forme di outdoor training) e nella didattica esperienziale, indica il momento in cui completata l’attività, il gruppo in formazione con la guida dell’insegnante/formatore torna riflessivamente su quello che è accaduto per raggiungerne consapevolezza e fissarlo a quadri concettuali espliciti.

 Leadership: La leadership può essere definita come la capacità di motivare più individui a raggiungere un determinato obiettivo, comune e condiviso. Prendiamo in esame lo scrittore, psicologo e giornalista statunitense Daniel Goleman il quale ha elaborato la seguente definizione: “… capacità di influenzare la gente, e aiutarla a lavorare meglio per raggiungere uno scopo finale in comune”.

Assertività: L’assertività, o asserzione, è una caratteristica del comportamento umano che consiste nella capacità di esprimere in modo chiaro ed efficace le proprie emozioni e opinioni senza tuttavia offendere né aggredire l’interlocutore.

Comunicazione non violenta: la CNV è La comunicazione nonviolenta si pratica in tutte le forme della comunicazione, quindi anche attraverso la comunicazione non verbale. Si può comunicare anche senza parlare, ma occorre sapersi esprimere in modo nonviolento anche attraverso la gestualità e la prossemica.

Soft skills: Con Soft Skills si intendono capacità di stampo cognitivo relazionale e comunicativo, che differiscono dalle competenze e capacità tecniche legate a specifiche mansioni o ruoli. Per esempio: l’empatia, la gestione del tempo, dello stress, la negoziazione, la vendita, il problem solving, la leadership,

Progettazione: progettazione si intende l’insieme delle fasi di pianificazione e programmazione di un insieme di attività che porteranno a un risultato atteso, il quale potrà essere raggiunto in maniera totale, parziale o anche essere mancato. In definitiva quindi quasi tutte le attività umane ricorrono, più o meno efficacemente, a una progettazione cioè a mezzi, strategie e azioni più opportune per raggiungere determinati fini.

Small techniques: Le Small techniques o tecniche brevi sono delle attività o giochi di breve durata che si ispirano da differenti ambiti come la psicologia, lo sport, il teatro e vengono successivamente riadattate per favorire l’apprendimento degli adulti.

Business game: sono dei giochi di ruolo caratterizzati da un contesto simulato di natura aziendale. I giocatori si confrontano con problematiche manageriali e si trovano a compiere delle decisioni di vario genere, principalmente legate a marketing, logistica, produzione ecc.

Role play: Il Role playing formativo, o gioco di ruolo, è una tecnica simulativa che richiede ai partecipanti di svolgere, per un tempo limitato, il ruolo di “attori”, di rappresentare cioè alcuni ruoli in interazione tra loro, mentre altri partecipanti fungono da “osservatori” dei contenuti e dei processi che la rappresentazione manifesta.

Icebreaker: Icebreaker o Ice Breaker. Il termine “Icebreaker” o “Ice breaker” deriva dall’espressione “break the ice” che ha lo stesso significato figurato della sua traduzione in italiano: “rompere il ghiaccio ossia delle attività formative svolte in aula, applicate all’inizio di una giornata al fine di far sciogliere i partecipanti, rilassarli e far abbassare le barriere difensive

Gamification: utilizzo di elementi mutuati dai giochi e delle tecniche di game design in contesti non ludici.[1] Il concetto di gamification è divenuto noto al grande pubblico nel febbraio 2010 grazie alla conferenza che Jesse Schell, game-designer americano. Il principio alla base della gamification è quello di utilizzare le dinamiche e meccaniche del gioco: Punti, Livelli, Ricompense, Distintivi, Doni per stimolare alcuni istinti primari di un essere umano: competizione, status sociale, compensi e successo.

È stato provato che l’utilizzo di metodologie ludiche stimola un comportamento attivo, riscontrabile tramite l’analisi dei dati delle scelte fatte all’interno del gioco

Team building: Il complesso delle attività dirette a favorire la comunicazione e a stabilire un clima di fiducia e di collaborazione tra i componenti di un gruppo, in particolare tra i dipendenti di un’azienda.