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Errare è umano. Perseverare.. è eccellente!

gli errori fattiSbagliare è umano. Perseverare, pure.

Rendiamolo Eccellente!

Ognuno fa i suoi errori. A volte li copia anche! Personalmente cerco di farne sempre di diversi. Tanto da tenermi allenata.

Errore.    “Prendi il dizionario etimologico, bimba”, avrebbe detto mia nonna, seduti a tavola, quando avevo solo 6 anni.

Dal latino error, derivazione di errare ossia vagare, sbagliare (fonte Treccani); in origine aveva il significato di sviamento ma derivato dal verbo erro=vagare, , quindi col valore di deviazione dalla giusta via (error viarum). In latino, quindi error significava anche viaggio ed in italiano l’uso arcaico del termine aveva il significato di viaggio o di pellegrinaggio.

Ho commesso alcuni errori nel 2013. Di sopravvalutazione, di sottovalutazione, di non considerazione, di fiducia, di analisi e di tutela. In eccesso e in difetto. Personale ed altrui. Errori utilissimi che mi hanno salvata da altri errori più grandi e di più faticoso discioglimento. Errori che se non commessi prima, li avrei pagati e scontati poi. E l’errar.. sarebbe stato vano. Forse avrei raggiunto la mèta, ma mi sarebbe andato di traverso il Viaggio.

Cosa significa per le persone sbagliare? A volte sembra così irrimediabile. Ci sembra un fallimento su tutta la linea, senza pensare che invece gli errori sono quelli che più ci aiutano, ci mostrano la strada permettendoci di salvare alcuni passi fatti, e cambiando quelli storti.

Se mi rifaccio al concetto di Errar, di Viaggio, allora la percezione che diamo allo sbaglio, cambia completamente.

Immaginiamo se iniziassimo dalla scuola a fare i complimenti per degli errori eccellenti! Dagli errori si comprendono i processi, i percorsi che si scelgono. L’errore allena la mente, l’esercizio, la pratica, la determinazione, l’apertura mentale, la capacità di guardare le cose con altri occhi e possibilità.   

Ormai gennaio è quasi finito, ma mi piace pensare a questo nuovo anno, non con una lista di buoni propositi, ma di un errar ancora intenso e vario, perché se è vero che sbagliando si impara, è anche vero che facendo ed imparando, si sbaglia.

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Esperienziale, Sicurezza e Qualità. Si può fare.

si_pu_fareDicevano che non si poteva fare.

La formazione esperienziale è per le competenze comportamentali. Applicarla ad argomenti come la Sicurezza o la Qualità ISO 9001 non è possibile.

E invece.

Il post di oggi è un po’ promozionale, in cerca di soddisfazione, di feedback per un lavoro durato oltre un anno e mezzo. Oggi nasce Next Academy.

Non vi racconto molto ora. (visitate il sito per scoprire altro.. www.nextacademy.it)

Solo che anche il sito crescerà, cambierà col tempo popolandosi di contenuti, così come crescerà la Community dell’Accademia, rivolta alle Persone.

Sono stata in aula, con Nicola Corsano e Alessandra Marconato venerdì e sabato scorsi, e così i prossimi, a Padova.

Abbiamo sperimentato la facilitazione esperienziale d’aula applicata al corso generale lavoratori ed al corso rischio basso. E mi sto rimettendo a studiare. 

Una soddisfazione importante e per la quale sono riconoscente, oltre che a loro, a chi mi ha supportato, sopportato e seguito in questa idea.

Avevo progettato quei corsi molti mesi fa per un trainer tecnico, senza riuscire mai ad esserci durante l’erogazione. Finalmente ho ascoltato i partecipanti dirsi sorpresi di essere così coinvolti nelle attività proposte. E siamo solo all’inizio.

A breve partiranno anche i corsi per la formazione finanziata per la Cultura della Qualità ISO 9001 nelle Aziende con Luca Malagrida di M&D Consulenza.

Fateci sapere cosa ne pensate.. e potremo dire a chi ripete talvota che non è possibile..

SI PUO’ FARE! 

Imprenditivi?..Imprenditori Creativi!

fa quello che non puoiUna delle frasi dello scorso anno che ho ripetuto con una certa frequenza, era quella di T.Roosvelt.

“fai ciò che puoi, dove sei con quel che hai”.

Mi rendo conto che la vignetta non è inopportuna, ma sibillina. Dati i tempi.

Per associazione di idee volo velocemente verso una rivista a cui sono abbonata. Millionaire, ricco di idee, invenzioni, imprese di giovani e meno giovani che hanno iniziato per gioco un’attività e che oggi hanno cambiato la vita. Ma non solo la loro. Anche la nostra.

Che sia un’App o un succo di frutta, o un guanto per il pad, fotocamere digitali già con filtri per non photoshoppare, dispositivi micro da collegare allo smartphone per pagare con carte di credito.. (ditene una, che c’è. E se non c’è, tra poco ci sarà..)

L’editoriale di Virgilio Degiovanni parla degli imprenditivi.

Faccio ricerca su internet e trovo dei materiali interessanti. La parola esiste, non è un neologismo, come anche lui sottolinea. Tra i vari significati e riadattamenti ne individuo uno che mi soddisfa più degli altri.

Imprenditività significa che non si tratta solo di imprenditorialità. Ma proprio di essere imprenditori di se stessi. 

Ed ancora che il capitale più grande e più prezioso in un’organizzazione sono le persone: attivando la partecipazione (rendendo cioè più “imprenditive” le persone) si sviluppa il valore dell’imprenditività e quindi delle persone stesse. Dunque se si ha un progetto, coinvolgere le persone, attivarle, oltre che imprenditività personale è leadership.

Eppure, nel post di oggi voglio scomporre la parola.

Imprenditivi. Imprenditori Creativi. Persone che amano condividere, rilevano i bisogni e sono spinte a fare cose nuove. E leggendo ancora trovo che sono persone che non hanno bisogno di sostegno, ma che sono capaci di autoreferenziarsi. Questo non significa non chiedere aiuto. Ma da Leader di se stessi, individuano cosa manca, come attivare altri per trovarlo e trovarlo a loro volta. Con la creatività. 

Non ero particolarmente imprenditiva fino a 4 anni fa. E nemmeno troppo creativa fino a 12 mesi fa. Ho iniziato a guardarmi intorno per avere dei modelli di riferimento. Cosa pensavano, come facevano, come si muovevano, quali erano le loro associazioni di idee per creare, progettare, risolvere problemi?  E gliel’ho chiesto. Così, ho capito, in questo ultimo anno che la creatività è un muscolo e può essere allenato. Riviste, mostre, cinema, cucina. Non porto via tempo al lavoro, ma come vi ho detto in altri post, mi dedico ad attività RI-CREATIVE per rinfrescare il set di informazioni ed azioni da fare. Non dico che vada bene per tutti. Ognuno ha il proprio sistema. L’importante è trovarlo.

In conclusione chi è un imprenditivo? Colui che non dà risposte, ma ..:

• Fa domande e non si accontenta delle risposte

• Crede in se stesso ed è autocritico.

• Ha fiducia nelle proprie idee, non si perde di coraggio

• Si impegna a tradurre le proprie idee in progetti   e prova a realizzarli

Ecco perché fai ciò che non puoi, dove non sei con ciò che non hai, mi piace…

E tu, quanto sei imprenditivo?