Archivi categoria: Corsi in Aula

Se lo spazio intorno è stretto.. puoi girare almeno su te stesso?

la realtà mi è ostile

Quando le cose stavano andando davvero molto male, è stato allora che hanno iniziato ad andare davvero molto bene.

Questo è quello che mi sono portata a casa da una delle ultime aule.

Il corso tuonava il titolo “Organizzazione Innovativa”. Ora, diciamolo: la parola innovazione va via come il pane al sabato mattina, soprattutto se tanto si strilla alla crisi.

Dopo quasi 90 minuti una partecipante alza la mano e..: “Se posso essere onesta,…”

(Ecco. Questo è il momento in cui il formatore sa  che dall’aula stanno per sganciare la bomba. Anzi. Te la stanno tirando addosso con una discreta mira ..)

Certo.. ti prego.. sii pure onesta.. (e l’immagine di me a croce dilaniata trivellata da colpi sotto forma di parole si stava facendo largo tra la mente..)

“Questo corso a noi non serve. Ho difficoltà a pensare in cosa mi posso organizzare. Non ho spazio per farlo. Lo hanno messo in programma.. ma io a lavoro ho un planning da rispettare e delle regole con procedure ferree. Quindi eseguo.”

Sorrido. Respiro. (3 volte perché una era troppo poco.) La Formazione obbligatoria, non lascia ampi margini.

“Ottimo. Ti ringrazio.  Io non salvo il mondo, ma voi, come operatori sociosanitari sì, una mano gliela date. Quindi: di cosa avete bisogno ora e di diverso da quanto dichiarato all’inizio?”

Il target di riferimento non ricopriva ruoli organizzativi.  Per lo più infermieri in trincea, prima linea di emergenze e malati terminali.

Da chiedersi: come si vive il proprio lavoro stando sempre col pensiero “cosa sta per accadere?”

Chi vive con le emergenze è in uno stato di allerta continuo. Quello è il suo stato naturale. Come se quella fosse la propria zona di confort. Se gli si chiede di organizzarsi i fazzoletti di tempo che hanno a disposizione, non risulta un’attività possibile. E men che meno lo appare innovarsi.

Ero consapevole dell’impegno, quasi  come una vocazione, con cui queste persone scelgono il loro lavoro. E contemporaneamente non conoscevo tutte le procedure e le dinamiche interne. La soluzione non era dare loro soluzioni. Ma aprire la mente perché tornassero a cercarne altre da quelle fino ad oggi adottate. Che si attivassero, non di più, non meglio.. ma diversamente!

Da facilitatore questo è un piatto ricco che apre molte opportunità di riflessione.

Innovare sembra la risposta indispensabile. E per innovare in questo caso si intende la capacità di impiegare in modo diverso dall’attuale ciò che già si ha. Oppure indagare se qualcosa possa essere cambiato, senza dare per scontato che nulla c’è da fare, nascondendosi dietro ai.. “purtroppo…”, e dietro alle regole, ai vincoli, alle procedure, che di fatto non sono solo limiti. Sono anche tutele che ci salvano dal commettere errori.

Dopo circa un’ora di ascolto e riflessioni condivise nell’aula, qualcosa è cambiato. Si sono attivati collaborando nelle attività proposte. Infatti è emerso proprio da chi aveva sollevato il dubbio di impossibilità dell’innovazione organizzativa, che spazi di organizzazione ne hanno. Si è lavorato su quelli e sulla credenza del credere di non poter far nulla per cambiare le cose che non funzionano. Si è riflettuto sull’utilità del condividere un problema, rendendosi poi parte del problema stesso e della soluzione. Hanno individuato la relazione coi colleghi, la collaborazione e l’inserimento di nuove regole interne che supportassero il proprio lavoro. 

Cosa decidiamo di fare quando sappiamo di avere vincoli, regole e lo spazio di una mattonella con dei paletti stretti fino al viso?… possiamo muovere gli occhi?… abbiamo mai pensato, senza infrangere le regole, di poter girare almeno su noi stessi…?

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Chi tace… sta zitto?

sono indeciso“Non avere paura del Silenzio in aula. Fai la domanda e aspetta. Qualcuno avrà la sua risposta. Non avere fretta, lascia che pensino, lascia che prendano coraggio per esprimersi ed esporsi. Datti l’opportunità di sentire le loro risposte. Non sei tu a darne. Loro le hanno già. Basta la domanda.”

Queste erano le prime parole che mi venivano dette da Leonardo Frontani prima della mia prima aula esperienziale ormai 3 anni fa. E ancora oggi le ricordo. Parole preziose che mi hanno accompagnato ogni volta che ponevo una domanda e la mia voce interiore si ripeteva…stai zitta e aspetta

E la risposta non tardava mai ad arrivare. A volte sul limite, a volte poco dopo. Dove il limite era il mio grado di sopportazione del silenzio. E nel tempo si è ampliato ed elasticizzato moltissimo. Sto serena anche con 5 minuti di silenzio in aula. Perché, onestamente, è raro che qualcuno ne sopporti oltre e prima o poi il Silenzio si rompe. E la voglia di partecipare si attiva.

Di recente mi è capitata un’aula attentissima. Ma silenziosa fino all’inverosimile, senza parole.

Ho proseguito chiedendomi fin dove il mio ruolo di facilitatore avesse responsabilità e dove la responsabilità dell’aula prendesse forma. 

Chi tace, sta zitto? Chi tace non ha niente da dire o sceglie di non parlare? E come vive il suo Silenzio?

Che rapporto avete voi con il Silenzio?

Ci sono stati momenti in cui, il Silenzio vostro o l’altrui, vi ha aiutato e momenti in cui vi ha gettato nel panico?

Esperienziale, Sicurezza e Qualità. Si può fare.

si_pu_fareDicevano che non si poteva fare.

La formazione esperienziale è per le competenze comportamentali. Applicarla ad argomenti come la Sicurezza o la Qualità ISO 9001 non è possibile.

E invece.

Il post di oggi è un po’ promozionale, in cerca di soddisfazione, di feedback per un lavoro durato oltre un anno e mezzo. Oggi nasce Next Academy.

Non vi racconto molto ora. (visitate il sito per scoprire altro.. www.nextacademy.it)

Solo che anche il sito crescerà, cambierà col tempo popolandosi di contenuti, così come crescerà la Community dell’Accademia, rivolta alle Persone.

Sono stata in aula, con Nicola Corsano e Alessandra Marconato venerdì e sabato scorsi, e così i prossimi, a Padova.

Abbiamo sperimentato la facilitazione esperienziale d’aula applicata al corso generale lavoratori ed al corso rischio basso. E mi sto rimettendo a studiare. 

Una soddisfazione importante e per la quale sono riconoscente, oltre che a loro, a chi mi ha supportato, sopportato e seguito in questa idea.

Avevo progettato quei corsi molti mesi fa per un trainer tecnico, senza riuscire mai ad esserci durante l’erogazione. Finalmente ho ascoltato i partecipanti dirsi sorpresi di essere così coinvolti nelle attività proposte. E siamo solo all’inizio.

A breve partiranno anche i corsi per la formazione finanziata per la Cultura della Qualità ISO 9001 nelle Aziende con Luca Malagrida di M&D Consulenza.

Fateci sapere cosa ne pensate.. e potremo dire a chi ripete talvota che non è possibile..

SI PUO’ FARE! 

Siete Latte, O siete Caffè?

Siete Latte o Siete Caffè?

Quando vado in aula le prime azioni che faccio sono quelle di presentare quale è il metodo e quali sono gli strumenti che si andranno ad utilizzare per la faclitazione. Quindi vado a prendere dal tavolo una bottiglia d’acqua ed un bicchiere vuoto. E’ così che mi piace introdurre la formazione esperienziale: partendo da una metafora. 

Ho in aula persone diverse da me, diverse tra loro. A volte delle stessa azienda con ruoli diversi, a volte di aziende diverse.

Fin da piccoli siamo abituati a vederci imparare tra i banchi di scuola, di fronte alla maestra. Si crede che lei sia una brocca di acqua, piena. Lei ha la conoscenza e l’esperienza. E noi, lì, seduti, piccoli, che non sappiamo e non sappiamo fare, come bicchierini vuoti in attesa di un travaso del Sapere.

La formazione esperienziale parte da una modalità opposta. Non è migliore né peggiore dell’approccio a noi tutti conosciuto. E’ solo diverso.

Allora, in aula, quando sono di fronte ad informatori scientifici, a titolari di salone, ad operatori di call center, manager del settore assicurativo, chiedo loro: siete latte o siete caffè? Solitamente sono caffè.

Ed io sono latte.

Siamo due cose diverse, ci occupiamo di cose diverse e abbiamo conoscenze ed esperienze diverse. Eppure io conosco il caffè, pur non bevendolo, come voi conoscete il latte. Questo non impedisce lo scambio. Questo, permette di mischiarci e creare qualcos’altro di buono. Nessuno insegna a nessuno.

Ognuno dà quel che sa. Ognuno prende da quell’esperienza ciò che gli serve. 

E così siamo Latte E Caffè. Insieme siamo CaffèLatte.

Cosa voglio dirvi con questo oltre la riflessione della diversità come opportunità. Mi vengono in mente tutte le volte che incontriamo qualcuno e spariamo a zero con giudizi e opinioni non fondati su fatti. Per poi ricrederci a distanza di tempo o aspettare al varco per confermare la nostra idea. Se ci chiedessimo..: “è latte, o caffè? Come possiamo integrarci? Che gusto può venir fuori da noi due? Quale è la giusta dose di zucchero che posso mettere io perché le cose possano funzionare?” ..credo ci daremo un’opportunità in più per restare aperti a ciò che è fuori dalla nostra zona di Comfort ed apprendere qualcosa che non sapevamo esistere. La diversità dell’altro nel suo fare. E scoprire che la nostra è altrettanto accolta.

Si ricollega al concetto di dichiararsi Vulnerabili, di non sapere tutto di tutto, che ci apre la porte all’apprendimento, di cui abbiamo parlato in questo articolo. 

Quali sono le vostre modalità di ascolto e accoglienza delle diversità altrui?

La formula della Crescita

Emozione Personale x Comunicazione al confronto= CRESCITA

Ho pensato a lungo su quale potesse essere il primo post di questo nuovo spazio.

Ho atteso aspettando quella che gli scrittori chiamano ispirazione. Ed io non sono una scrittrice,. Sono molti giorni che lavoro alla comprensione di wordpress, leggendo le istruzioni (solo) in inglese, alla struttura che volevo dare al mio blog, ai contenuti ed alle immagini. Intere nottate, chiedendomi come ne sarei venuta fuori da questo primo passo per la realizzazione dei miei obiettivi futuri.

Dieci giorni fa sono andata in aula come Trainer per maieutiké, presso una Società che si occupa di Service- Assistenza Bus e per due giornate ho vissuto un corso che mi ha offerto delle opportunità di riflessione profonda. I partecipanti non sono dipendenti diretti della Società: sono Clienti/ Fornitori del Servizio che essa offre e non collaborano quotidianamente tra loro, venendo da più parti di Italia. L’obiettivo era far comprendere l’importanza di sentirsi sotto lo stesso Brand, lo stesso cappello, mantenendo le diversità che li contraddistinguono, come opportunità di crescita e coesione. Di contorno c’era la comunicazione all’interno delle singole realtà, il fare gruppo pur non lavorando quotidianamente insieme, la comunicazione all’esterno verso il cliente, la comprensione di chi si ha di fronte, trasmettendo i valori propri e del Servizio, in modo coerente e riconoscibile. Chi sta in front-office è il primo canale dei valori del Brand.

Per la chiusura delle giornate ho offerto di scrivere su dei fogli le parole chiave di ciò che si portavano a casa. Sono stati messi i fogli a terra e ognuno di loro, passeggiandoci, poteva leggere ciò che gli altri avevano scritto. Potevano infine posizionarsi vicino a ciò che gli era affine, raccontando del proprio e del perché di quella scelta dell’altro.

Nicolino, un partecipante, mette a terra una formula.

Emozione Personale x Comunicazione al Confronto = CRESCITA

La rileggo alla fine del corso e gli chiedo di regalarmela. Ecco su cosa riflettere e da dove iniziare.

Di come in un corso, o nella vita, l’Emozione personale incontri la Comunicazione e la difficoltà a gestire entrambe. Di come questa (o queste?), se elevate al Confronto possano supportare i processi in questa scoperta e sperimentazione. Ed infine di come tutto questo comporti una Crescita. E’ l’interpretazione che io ho dato e trovo questa formula profonda per la sua semplicità e per il coinvolgimento emotivo vissuto di chi l’ha creata in quel momento. Fortunata ad aver fatto questo corso, ad aver incontrato questo gruppo di persone che in due giorni si è sfidato, impegnato, aperto.

Grazie a Emanuela, Nicolino , Giuseppe, Andrea, Paolo, Mauro, Marco, Rossano, Herbert, Luigi, Sergio. Anche stavolta sono tornata a casa da un’aula con più di quanto avevo portato.

E vi lascio con la domanda: che ne pensate della formula?