Nei panni dell’altro,no grazie..

Nei panni dell’altro? Che fatica, no grazie!

In questa settimana mi sono capitate esperienze in cui ho riflettuto sul concreto supporto che dà il mettersi nei panni dell’altro, nel disciogliere un problema con qualcuno o cambiare una situazione conflittuale. Sia professionale che di relazione. (Consapevoli che la relazione c’è sempre e comunque. Non se ne scappa)

In aula, o durante delle sessioni di coaching, con amici, con parenti mi tornava in mente spesso una frase che mi era stata detta tempo fa..: “nei panni dell’altro no grazie. Già mi ha fatto un torto, ci manca solo che lo giustifichi o lo comprenda!”

Che differenza c’è tra giustificare e comprendere?

A che ti serve comprendere?

Che vantaggio hai a non comprendere?

Alla fine, se è vero che il principio di causa-effetto significa che ad ogni azione c’è una reazione, significa che se quella persona ti ha fatto un torto, tu potresti domandarti anche..:

Cosa posso aver fatto io perché la persona re-agisse così?

Il che non significa giustificare. Significa comprendere e rendersi conto che un errore nei fatti, nelle azioni, nei comportamenti scelti e nella comunicazione c’è stato e forse non è solo da una parte. Significa andare a capire quale è la nostra responsabilità e verificare se potevamo fare qualcosa di diverso.

Per non lasciar sospesa questa comprensione, possiamo andare a parlare con la persona e non (solo) per recriminare con una lamentela fine a se stessa del torto subito, quanto per dimostrare che si è stati capaci di analizzare le responsabilità delle parti, con un obiettivo di risoluzione chiaro che ristabilisca un equilibrio.

Significa capire, per scoprire e conoscere quello che oggi crediamo  di sapere dandolo per scontato, sulla base di nostre interpretazioni del comportamento altrui. (Un po’ come quando diamo “un tono” alle mail che leggiamo, perché crediamo di ascoltare la persona mentre scrive.. )

Cambiare punto di vista, mettersi nei panni dell’altro significa sentire quello che l’altro prova e come lo prova. Significa chiedersi ancora..:

Che tipo di relazione voglio con questa persona?

Ha fatto ciò che ha fatto di proposito?

Sa cosa provo io e so cosa prova? Quali responsabilità ho avuto io? E le sue: conosce le conseguenze del suo fare? Cosa possiamo fare oggi per tornare ad una situazione di parità?

Non interessarsi degli altri e del loro fare e sentire anche quando crediamo di essere completamente vittime di un torto significa trincerarsi senza alcuna volontà di far evolvere la situazione verso il discioglimento, significa limitare se stessi e non concedersi la possibilità di scoprire quanto la stessa esperienza sia stata vissuta diversamente da entrambi.

Il supporto concreto del mettersi nei panni dell’altro è dato per me dall’opportunità di chiedere scusa per qualcosa che, magari, abbiamo provocato noi per primi senza volerlo, e ricevere dall’altro delle scuse consapevoli con un impegno a ristabilire una condizione di parità.

Cosa non vi torna di quanto avete letto e che può spingere oltre la riflessione?

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