Siete Latte o Siete Caffè?

Quando vado in aula le prime azioni che faccio sono quelle di presentare quale è il metodo e quali sono gli strumenti che si andranno ad utilizzare per la facilitazione. Quindi vado a prendere dal tavolo una bottiglia d’acqua ed un bicchiere vuoto. E’ così che mi piace introdurre la formazione esperienziale: partendo da una metafora. 

Ho in aula persone diverse da me, diverse tra loro. A volte delle stessa azienda con ruoli diversi, a volte di aziende diverse.

Fin da piccoli siamo abituati a vederci imparare tra i banchi di scuola, di fronte alla maestra. Si crede che lei sia una brocca di acqua, piena. Lei ha la conoscenza e l’esperienza. E noi, lì, seduti, piccoli, che non sappiamo e non sappiamo fare, come bicchierini vuoti in attesa di un travaso del Sapere.

La formazione esperienziale parte da una modalità opposta. Non è migliore né peggiore dell’approccio a noi tutti conosciuto. E’ solo diverso.

Allora, in aula, quando sono di fronte ad informatori scientifici, a titolari di salone, ad operatori di call center, manager del settore assicurativo, chiedo loro: siete latte o siete caffè? Solitamente sono caffè.

Ed io sono latte.

Siamo due cose diverse, ci occupiamo di cose diverse e abbiamo conoscenze ed esperienze diverse. Eppure io conosco il caffè, pur non bevendolo, come voi conoscete il latte. Questo non impedisce lo scambio. Questo, permette di mischiarci e creare qualcos’altro di buono. Nessuno insegna a nessuno.

Ognuno dà quel che sa. Ognuno prende da quell’esperienza ciò che gli serve. 

E così siamo Latte E Caffè. Insieme siamo CaffèLatte.

Cosa voglio dirvi con questo oltre la riflessione della diversità come opportunità. Mi vengono in mente tutte le volte che incontriamo qualcuno e spariamo a zero con giudizi e opinioni non fondati su fatti. Per poi ricrederci a distanza di tempo o aspettare al varco per confermare la nostra idea. Se ci chiedessimo..: “è latte, o caffè? Come possiamo integrarci? Che gusto può venir fuori da noi due? Quale è la giusta dose di zucchero che posso mettere io perché le cose possano funzionare?” ..credo ci daremo un’opportunità in più per restare aperti a ciò che è fuori dalla nostra zona di Comfort ed apprendere qualcosa che non sapevamo esistere. La diversità dell’altro nel suo fare. E scoprire che la nostra è altrettanto accolta.

Si ricollega al concetto di dichiararsi Vulnerabili, di non sapere tutto di tutto, che ci apre la porte all’apprendimento, di cui abbiamo parlato in questo articolo. 

Quali sono le vostre modalità di ascolto e accoglienza delle diversità altrui?